Gli vietano di andare in bagno durante il turno e si fa pipì addosso: risarcimento di 5mila euro

Un lavoratore della Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, si era urinato addosso perché gli era stato impedito, durante il turno di lavoro, di abbandonare la postazione di lavoro per andare in bagno. Un episodio, quello avvenuto nel febbraio del 2017, che aveva destato molto scalpore. A distanza di un anno e mezzo, il tribunale di Lanciano, con la sentenza emessa ieri, ha riconosciuto i diritti dell’operaio, condannando l’azienda a risarcire il danno (quantificato in 5mila euro). L’uomo, difeso dall’avvocato Diego Bracciale, non è stato lasciato solo dai colleghi, che hanno testimoniando permettendo di ricostruire quanto accaduto quel giorno. Quel giorno solo due ore dopo il dipendente riuscì a cambiarsi nello spogliatoio.

Il suo legale, l’avvocato Diego Braccioli, spiega: “Al dipendente è stato arrecato un concreto e grave pregiudizio alla dignità personale, onore reputazione, dal momento che è stato visto dai colleghi di lavoro con i pantaloni bagnati per essersi urinato addosso. È sempre stato un lavoratore esemplare e non ha mai avuto un richiamo”. Il Giudice ha stabilito che il datore di lavoro “ha arrecato concreto e grave pregiudizio alla dignità personale, al suo onore e alla sua reputazione, indubbiamente derivante dall’imbarazzo di essere osservato dai colleghi di lavoro con i pantaloni bagnati per essersi minzionato addosso”. L’Unione Sindacale di Base (Usb), che ha tutelato l’ operaio, dice in una nota: “la dignità dei lavoratori non si tocca. Il Tribunale di Lanciano, con sentenza del 23 settembre 2019, ha accolto il ricorso del lavoratore che non è stato autorizzato all’abbandono della postazione di lavoro per recarsi ai servizi, condannando quindi la Sevel Spa di Atessa a corrispondere un giusto risarcimento del danno”.

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