Cafu, annus horribilis: sotto inchiesta per presunti affari con i terroristi

Il 2019 è l’annus horribilis di Cafu. L’ex terzino di Brasile, Roma e Milan, campione del mondo con i verdeoro, d’Italia con i giallorossi e d’Europa con i rossoneri, è finito in un altro guaio, stavolta giudiziario.

La polizia di San Paolo, infatti, sta indagando su presunti depositi in contanti effettuati dal Pcc (Primeiro Comando da Capital, gruppo terrorista con migliaia di affiliati) a favore dell’ex calciatore.

Lo riporta la stampa brasiliana secondo cui gli investigatori starebbero facendo luce sull’acquistato da parte dell’organizzazione criminale di terreni o proprietà che appartenevano a Cafu ad Alphaville, nella città di Barueri, San Paolo.

L’inchiesta è nata dalla decriptazione dei dati di un telefono cellulare sequestrato a Decio Gouveia Luiz, uno dei leader del Pcc, arrestato lo scorso 14 agosto. Decio, detto “il portoghese”, era il cassiere della banda e si occupava di riciclaggio e occultamento di beni e valori.

Cafu dal canto suo nega ogni addebito: «Non esiste questa storia di vendita di immobili, case o terreni. È tutto falso, perché non ho nemmeno terra ad Alphaville».

La vicenda rende ancora più pesante un anno in cui l’ex Pendolino ha subìto la morte del figlio Danilo, stroncato da un infarto a 30 anni lo scorso 5 settembre mentre giocava a calcetto nel giardino di casa.

A luglio, invece, era arrivata la notizia del grave dissesto finanziario che lo ha travolto, con conseguente perdita di cinque proprietà, requisite da un tribunale brasiliano con pignoramento di altre 15 proprietà appartenenti a Cafu e alla moglie Regina.

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