Mika rivela i segreti drammatici del suo ultimo lavoro

Cè una storia dietro ogni canzone, quadro, poesia: sta all’artista rivelarla o mantenere il riserbo, condividerla con il suo pubblico o meno. Nel caso di My name is Michael Hoìbrook, il nuovo album di Mika – il quinto della sua carriera, dopo quattro anni di silenzio – il restroscena è drammatico, in contrasto con le melodie pop care al cantautore di Grace Kelly. Ma non poteva rimanere segreto, perché questo ultimo lavoro è soprattutto un tributo, un omaggio alla persona più importante: mamma Joannie, che oggi lotta contro un cancro al cervello, ma non smette di infondere coraggio e forza al figlio.

«È lei che mi ha costruito, che mi ha salvato», ha raccontato Mika al settimanale francese Paris Match. «Le sono grato e per la prima volta sento il bisogno di riconoscere il suo sacrificio, L’intensità del legame che c’è tra di noi». Quando era un ragazzino e andava male a scuola – così male che a un certo punto lo buttarono fuori dall’istituto – era lei, dura e materna allo stesso tempo, a spronarlo. La signora ci vedeva lungo, aveva già colto tutto il suo potenziale. «O avrai successo e sarai felice, oppure avrai un sacco di problemi», gli ripeteva, e poi lo obbligava a cantare per ore, a studiare musica anche quando lui non ne aveva voglia e non ne capiva il senso. Il giovane Michael piangeva disperato, ma lei non mollava finché non arrivava in fondo alla canzone senza deturparla di singhiozzi.

Da quei pomeriggi difficili sono passati tanti anni. Ma è solo di recente, quando inizia a lavorare al nuovo album, che Mika ha come un’intuizione: capisce che è il momento di dire grazie prima che sia troppo tardi. Crudeltà della sorte,

appena finisce di comporre Tiny Love – che parla di superare i propri limiti come mamma gli ha sempre insegnato – lei finisce in ospedale d’urgenza per un problema cardiaco. Lo spavento è grande, dopo l’operazione insorgono brutte complicanze. Joannie dovrebbe stare a riposo, ma appena migliora ricomincia a volare dal figlio come ha sempre fatto, per fargli da stylist e da manager. Lui continua a scrivere canzoni, vuole realizzare un bell’album, «una specie di medicina, non solo per me ma per tutta la mia

famiglia». Ma la mazzata peggiore deve ancora arrivare. Durante L’estate 2018, in piena gestazione di My name is Michael Holbrook, il clan si riunisce in Sardegna: la mamma è inquieta, affaticata. Le sorelle di Mika la portano a fare dei controlli, gli esami danno un esito drammatico, evidenziano una grossa massa nella testa. E un tumore al cervello particolarmente aggressivo, un colpo più violento di qualsiasi altra cosa mai sperimentata prima. Un altro intervento, la chemioterapia: i mesi successivi trascorrono in una bolla d’irrealtà.

Ma la vita va avanti. Il cantante è distrutto ma continua a lavorare. Lei gli scrive: “Ormai sono vecchia e sto per morire, ma quello che posso dirti è che tutto ciò che faccio non è per me. Quel che desidero è che tu resti sempre il migliore: non ti ho mai insegnato a essere banale”. Parole forti, in perfetto stile Joannie. Mamma non si smentisce: la malattia la consuma, ma intanto lei lotta, continua a uscire, ad andare all’opera e a teatro, a incitare il figlio alla creazione, al miglioramento. «Mi ha spinto a tuffarmi completamente nelle emozioni, a essere il più autentico possibile», dice lui. «Mi ha ispirato».

Iniziato in un contesto tanto QUALCUNO TI diverso, molto più sereno, l’album è così portato a compimento in un turbinio d’angoscia e di sentimenti contrastanti, tuttora in corso: il risultato è un concentrato d’energia che ha qualosa di unico. Di maturo, anche: «Si diventa adulti quando ci si trova faccia a faccia con la paura di perdere qualcuno e in quel momento si è obbligati ad aprire gli occhi e il cuore», riflette Mika. «Può succedere a 15 anni come a 60: questa trasformazione significa che noi smettiamo di appoggiarci agli altri, mentre gli altri possono finalmente appoggiarsi a noi». Così, dopo aver ricevuto tanto per tutta la prima parte della vita, dall’infanzia a oggi, ora è giunto il momento di ricambiare: cantando una donna straordinaria e celebrandola con l’ennesimo successo.

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