Orsetto investito e ucciso al Parco Nazionale, la mamma rimane a vegliarlo per ore: lo struggente racconto del ranger

«Orso colpito da veicolo. Morto su lato strada». Questo il messaggio ricevuto dal ranger dello Yosemite National Park, intervenuto sul posto immediatamente dopo la chiamata. «In quel momento, spiega il ranger sulla pagina social del parco californiano, la priorità è trovare l’animale investito così da evitare che altri animali, attirati dalla povera carcassa, possano fare la stessa fine».

Gli investimenti ai danni di fauna selvatica, anche in quel parco sterminato sono sempre più frequenti. «Riceviamo molte chiamate di questo genere, purtroppo. Troppe, ad essere onesto». La ricerca del siti dell’investimento, non è facile. Tuttavia, dopo un po’ il ranger è finalmente sul posto e in quel momento si accorge che l’orso investito non è un adulto ma un cucciolo di pochi mesi. «Il suo corpicino era minuscolo. Marrone chiaro, sul lato della strada, era quasi invisibile».

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Intristito dalla scoperta, il ranger si avvicina. «Mi sono soffermato per guardarlo. Non so quanto tempo sia passato. Soltanto il sopraggiungere delle auto che mi sfrecciavano accanto, mi hanno fatto distogliere lo sguardo. Così, l’ho preso in braccio e mi sono avviato nel fitto della foresta». L’orsetto pesa poco più di 10 chili e il ranger non si ferma se non quando il rumore del traffico svanisce. Così, trovato un punto ricco di vegetazione, con delicatezza adagia il piccolo a terra. Ci sono dei rilevamenti da fare. Improvvisamente qualcosa lo distoglie. Un orso, stavolta adulto, è a pochi metri e lo sta fissando. Fortunatamente non accade nulla. Poi, di nuovo. Stavolta, è dietro di lui. No, non è l’esemplare di prima. Questa è una femmina.

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«Ho capito subito che era una femmina. Quel grugnito morbido e tenero che le mamme usano con i loro piccoli, è inconfondibile». Quell’orsa è la mamma. Si avvicina al piccolo e riconosciuto il figlio, mentre il ranger si fa da parte, inizia la veglia. «A quel punto, il mio cuore è sprofondato». Ormai non rimane altro da fare che aspettare che la natura faccia il suo corso ma, conclude il ranger: «Dopo 6 ore era ancora lì». Non è ancora chiaro se quella mamma avesse anche altri cuccioli da accudire. Quel che è certo è che è rimasta a vegliare quel piccolo sfortunato fino alla fine.

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