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Claudia Pandolfi: ”Si può amare un marito e non volere figli”

Errare è umano, perseverare diabolico. Lo sanno bene i protagonisti del film Per tutta la vita, diretto da Paolo Costella, che si ritrovano a dover decidere se sposare nuovamente il proprio marito o la propria moglie. Premessa doverosa: un giudice dichiara nulli i loro matrimoni, il prete officiante era un finto prete.

Fantasia? Tutt’altro: «L’idea ci è venuta leggendo un articolo di tanti anni fa», spiega il regista. «Insieme a Paolo Genovese, che ha scritto con me il film, ci siamo chiesti se dietro la cronaca ci fosse l’occasione di un racconto interessante. Ci sembrava un modo originale per porre al pubblico la domanda: che cosa fareste se aveste occasione e necessità di ripensare alla vostra vita coniugale?». Neanche a dirlo, ogni coppia reagisce a modo suo.

Nel film sono così formate: Filippo Nigro sta con Claudia Pandolfi, Luca e Paolo rispettivamente con Carolina Crescentini Claudia Gerini, Fabio Volo con Euridice Axen, ma pensa ancora alla sua ex, e madre di suo figlio, Ambra Angiolini. «Per il mio personaggio il “Per tutta la vita” è avere un figlio di mezzo con il suo ex. Non possono fare a meno di tornare a parlarsi, hanno tutta una famiglia da ripensare, è successo anche a me.

È un lavoro che va al di là di quello che vorresti in quel momento», racconta Ambra, che nel film vediamo faticare ad arrivare a fine mese, affannarsi tra mille corse, sistemare casa all’ultimo minuto nascondendo i calzini dietro a una cornice. «È una donna vera, terrena, che come molti di noi cade nel senso di colpa costante, si trasforma in una madre del tipo “Faccio tutto io”, “sono solo io il riferimento di mio figlio”, “devo fare, dire, eccetera”.

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Quel correre in maniera sfrenata per cui alla fine perdi pezzi importanti per strada. Per fortuna ha l’occasione di capire che il ruolo di madre non deve essere così totalizzante da schiacciarti ed eliminare ogni leggerezza; riesce a fermarsi e a guardarsi dentro. È qualcosa di molto doloroso da fare, ma può creare opportunità importanti». Inevitabile, alla première romana del film, la domanda sul polverone sollevato riguardo alla sua separazione da Massimiliano Allegri e il conseguente Tapiro d’oro ricevuto da Striscia la notizia, a cui risponde con contegno: «Non ho cercato io questa situazione e la visibilità che ne è conseguita.

Continuo a non cercarla: dopo trent’anni di lavoro ho imparato che ogni tanto si può stare anche zitti e va bene così». Il suo partner di scena Fabio Volo concorda, aggiungendo che nel film, come nella vita reale, il punto non è tanto se sposarsi o no, quanto ripensare attivamente la propria relazione: «Non mi sono mai sposato e non ritengo serva un prete non autorizzato per avvalorare una relazione, bisognerebbe rifletterci a prescindere ogni tanto, chiedersi se valga la pena stare ancora insieme o cambiare. Si dice che il segreto dell’amore eterno sia vedere chi hai accanto ogni giorno come fosse la prima volta, ma nella praticità è difficile anche solo guardare se stessi.

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Non credo che le relazioni possano davvero finire, ma solo trasformarsi ed evolversi: ho amici separati che hanno un rapporto più bello e sano di quando stavano insieme. I personaggi del film sono calati in storie così vere che è facile immedesimarsi, mi innamoro di caratteri del genere, perché io sono come i libri che scrivo e il programma radiofonico che faccio: mi piace rendere eroico il quotidiano, non normale ciò che è assurdo.

E se c’è una cosa eroica nel film è il tentativo del mio personaggio di diventare padre e non essere solamente genitore: a generare son buoni tutti, persino gli animali, essere papà richiede un’attenzione maggiore. È un tema molto importante nella mia vita: ho rinunciato ad alcune cose di lavoro perché volevo essere padre, e lo desidero tuttora». Voglia di paternità da una parte, dall’altra una (malvista) mancata voglia di maternità. Capita a Claudia Pandolfi, pressata dal marito per avere un figlio che non sente di desiderare realmente: «La mia è una moglie innamorata del marito che si scopre non così affezionata all’idea di diventare madre.

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L’occasione del matrimonio annullato le permette di approfondire la riflessione senza dare per scontata la sua coppia così felice, affiatata, piena di stima e rispetto. Una donna non deve mai preoccuparsi di essere sufficientemente libera, anche se la società ci vuole madri a tutti i costi, risolte, affettuose e pure efficienti. L’asticella è altissima e il mio personaggio non ha interesse neanche a partecipare al campionato. Di sicuro una donna non è tale solo se diventa mamma».

Ci diventa, invece, nel film Carolina Crescentini, pur tradita due volte, dal marito e dall’amica (Claudia Gerini): «Interpreto una donna remissiva, che vive sulla punta dei piedi per non fare rumore e non disturbare. Sono diversissima da lei, se la incontrassi probabilmente la attaccherei al muro. È una donna a cui è andato male tutto, sin dal viaggio di nozze. Vive per rincorrere il marito, vuole essere vista da lui, ma non è amata. Per fortuna non usa la maternità come mezzo per tornare con lui: merita di trovare altrove la felicità che le spetta».

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