Orietta Berti e le sue compagne di avventura, Mara Maionchi e Sandra Milo, hanno incontrato un mago

Profezie rosa confetto. Un giorno, durante una tappa del programma Quelle brave ragazze (su Sky Uno), Orietta Berti e le sue compagne di avventura, Mara Maionchi e Sandra Milo, hanno incontrato un mago. «Eravamo in Spagna e ci è venuto a trovare Mago Rappel, che in passato aveva lavorato con Raffaella Carrà.

Prevede il futuro e mi disse che sarei diventata nonna per la seconda volta. L’ho guardato con gli occhi spalancati, poi ho chiamato mio figlio Otis». Come ha reagito? «Me l’ha confermato! Non mi avevano ancora detto nulla perché sostengono che io abbia la lingua lunga e che le cose, prima o poi, mi escono». Che mese era? «Novembre. Ero da poco partita per registrare il programma. E il 30 aprile, nell’ospedale di Montecchio Emilia, è nata Ottavia, la mia seconda nipote, che vi presento in queste immagini.

Un’altra creatura che prosegue la tradizione di famiglia dei nomi che iniziano per “O”. La sua sorellina Olivia, di 3 anni, è andata a prenderla in ospedale con la carrozzina della bambole. È affettuosa, premurosa: l’altro giorno stava mangiando un dolce e, d’un tratto, si è alzata con una briciolina tra le dita da portare alla neonata. Che tenerezza! Mi piace stare con loro, anche se le vedo poco perché giro tanto per lavoro.

Amo stringere la piccolina, accarezzarle le manine, parlare con la grande, ascoltarla canticchiare con la sua vocina i miei brani, come Luna piena e Mille (ma per noi è Orietta a intonare il ritornello: “Quando sei arrivata ti stavo aspettando, con due occhi più grandi del mondo”, mentre culla Ottavia, ndr)». Hai avuto due figli maschi e ora due nipoti femmine. Che mamma sei stata e che nonna sei diventata? «Una mamma innamorata, ma sempre in giro per lavoro e concerti con mio marito Osvaldo. I bambini stavano con le nonne Odilla e Olga, erano in straordinarie mani, ma io comunque avevo sempre un velo di apprensione.

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Questa sensazione resta addosso anche quando i figli diventano grandi, persino genitori. Da nonna la musica cambia: vivi la parte più emozionante, più ludica, mi godo i loro progressi, lasciandomi avvolgere dallo stupore per ogni piccolo gesto o parola». Anche tuo marito è un nonno super orgoglioso! «Ogni sera, appena ci mettiamo nel letto, estrae il telefonino per mostrarmi i video e le foto delle nipotine che Otis gli invia.

Osvaldo è contentissimo della famiglia che abbiamo costruito. È un uomo con i piedi per terra, serio, bada alle cose importanti della vita. Lo è sempre stato. L’ho conosciuto che avevo quasi 19 anni, da poco era mancato il mio papà. Avevo già il desiderio di creare un nucleo forte, un rifugio, avere un compagno affidabile. Dopo tanti anni dal primo incontro, posso dire che è andata bene». A marzo avete festeggiato 55 anni di nozze.

Che compagno è Osvaldo? «Speciale. Fondamentale. È stato il manager, l’autista, l’impresario, il marito, il confidente, l’uomo saggio che ancora oggi coinvolgo in tutto: ha sempre un buon consiglio per me. Abbiamo condiviso ogni piccola, grande scelta, le delusioni e i successi. Abbiamo lottato insieme quando le cose non andavano bene. Io non ho mai avuto aiuti nella mia carriera, ho sempre fatto da sola, con le mie forze, con impegno, investendo su di me. Sapere di avere Osvaldo al mio fianco e dalla mia parte mi dava e mi dà tutt’oggi energia. Ora non mi accompagna più in giro per lavoro e per concerti, lo fanno i nostri figli Otis e, a volte, anche Omar.

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Quando parto e resta a casa da solo gli viene nostalgia, così mi telefona mille volte per sapere come sto, dove sono, se ho mangiato». Mai un litigio tra voi? «All’inizio accadeva quando portavo a casa l’ennesimo gattino randagio. Oppure nascevano piccoli bisticci per colpa del mio essere in perenne ritardo. Lui era già in auto con il motore acceso ad aspettarmi, io ero ancora davanti allo specchio del bagno a sistemare le ciglia finte. Mi ha insegnato il dono della puntualità, che è una forma di rispetto». Qual è segreto della vostra coppia? «Abbiamo caratteri compatibili, ci rispettiamo, ci vogliamo bene.

In più io sono molto elastica, non me la prendo, non faccio ripicche. Nel matrimonio devi essere così, sennò non si va lontano. E poi Osvaldo riesce ancora a sorprendermi». Raccontaci… «Per il nostro cinquantacinquesimo anniversario voleva regalarmi un quadro. Siccome abbiamo la casa piena di tutto, gli avevo chiesto un fiore. È arrivato a casa con un cesto di rose rosse. È attento, generoso, io ammetto di essere meno accorta: al massimo gli regalo il suo profumo.

Ho meno fantasia, diciamo. La verità è che per noi il dono più grande siamo noi stessi, con i figli, la famiglia e le nipotine. Quando ci mettiamo a tavola tutti insieme a mangiare i cappelletti in brodo, che ci piacciono tanto, allora sì che il cuore è in festa ». Hai Ottavia in braccio, Olivia che ti scatta una foto, il ritornello di Mille che euforizza l’aria del giardino di casa: qual è il primo pensiero? «Che la vita è stata molto generosa con me. Sognavo di diventare insegnante d’asilo, poi hostess, mi ritrovo a fare concerti in giro per l’Italia e, in Tv, a dividere la scena con artisti giovani come Fedez, Achille Lauro, Manuelito, Rovazzi.

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Le ragazzine mi fermano per fare i selfie, le signore mi ringraziano perché sono cresciute con la mia musica. E io mi commuovo. Tanto affetto mi dà la forza di continuare a fare, a mettermi in gioco. A settembre uscirà il mio cofanetto dal titolo La mia vita è un film, ed è proprio così, il titolo rispecchia la realtà». Adesso sei anche una star del viaggio con Maionchi e Milo in Quelle brave ragazze… «Come ci siamo divertite!

Era la prima volta che viaggiavo e che dormivo senza un mio familiare accanto. Ho assaporato un pochino di libertà, spostarmi con loro, su un furgoncino fucsia leopardato, è stato proprio bello. Ma la gioia vera è stata ritornare casa e riabbracciare i miei cari: sentire Olivia che mi chiama abuela, nonna in spagnolo, e mi corre incontro, vedere crescere il pancione di mia nuora, aspettando Ottavia, che adesso è qui e sonnecchia tra le mia braccia.

Ciò che conta davvero per me è la famiglia. Ogni mattina, quando mi sveglio, ringrazio per quello che ho». La fede per te è importante? «Molto. Io ho il mio padre spirituale, don Guido, ci telefoniamo sempre, parliamo molto. Pensa che quando sono un po’ giù è come se lui lo avvertisse e mi chiama. Sento la sua voce che mi dice: “Ci sono io che prego per te”, e mi torna il sorriso».

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