Violentata a 11 anni dal nonno e costretta a non abortire: il bimbo muore alla nascita

Il bambino concepito durante lo stupro del nonno è nato prematuro ed è morto dopo quattro giorni

Violentata a 11 anni dal nonno, rimasta incinta e costretta a portare avanti la gravidanza, ora dovrà superare anche il lutto del bambino che portava in grembo. Il piccolo prematuro non ce l’ha fatta, è morto mercoledì 15 giugno, quattro giorni dopo la nascita. I medici dopo il parto con taglio cesareo alla 29ma settimana di gravidanza hanno lottato per riuscire a salvare il neonato, ma né l’incubatrice né le cure sono riusciti nell’intento. Tragedia nella tragedia nella città di Chimore, a Cochabamba, nel centro della Bolivia. Una ragazzina di 11 anni è rimasta incinta dopo essere stata violentata dal genitore 60enne del suo patrigno ed è stata costretta a tenere il bambino fino a vederlo morire appena nato.

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Dopo aver scoperto di essere incinta «sentiva strani movimenti nella pancia», la bambina avrebbe implorato la sua famiglia di abortire. Scelta legale in Bolivia fino a otto settimane solo in caso di stupro, incesto o per salvare la vita della donna. Tuttavia, i medici dell’ospedale dove era stata visitata, si sono rifiutati di eseguire la procedura, sostenendo che la ragazza avesse superato il tempo limite. All’inizio la famiglia aveva accettato la decisione di abortire, ma poi aveva cambiato idea. Una scelta influenzata forse dalla Chiesa cattolica in Bolivia, riporta il Sun, che aveva affermato che «l’unica soluzione è salvare, prendersi cura e sostenere amorevolmente entrambe le vite». Il rifiuto aveva provocato l’indignazione di molti nel Paese che hanno esortato il governo a introdurre riforme alle leggi sull’aborto. E’ in questo contesto che la giovane, ora 12enne, è stata costretta a portare avanti la rischiosa gravidanza che adesso è giunta al tragico epilogo.

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