Can Yaman e Luca Argentero insieme in tv con Sandokan

Ci sono notizie in grado di entusiasmare tipologie di pubblico agli antipodi per età e gusti televisivi, e l’annuncio del ritorno di Sandokan sul piccolo schermo è una di queste. La ragione per cui l’arrivo di una serie sulle avventure della Tigre di Mompracem, nate dalla penna di Emilio Salgari a fine ’ 800 e trasformate dal regista Sergio Sollima (papà di Stefano) in uno sceneggiato Rai nel 1976, ha attirato l’attenzione anche di chi pensava che Sandokan fosse il soprannome di un capo tifoseria ultras è presto spiegata: il protagonista, nel ruolo che fu di Kabir Bedi, sarà l’attore turco Can Yaman, sex Symbol del momento, e ad affiancarlo nella parte del compagno fidato Yanez de Gomera sarà Luca Argenterò, altro acchiappa like e audience reduce dal successo di Doc – Nelle tue mani.

La casa di produzione è la stessa, la Lux Vide, che nell’annunciare la nuova serie ha parlato di un progetto interazionale, al via nell’estate 2021, che più che un rifacimento sarà una rilettura in chiave moderna dei libri di Salgari sui pirati della Malesia, con l’intento di raccontare sì le vicende del pirata-gentiluomo, che si batte coraggiosamente per difendere i piccoli imperi delle isole malesi dai coloni inglesi, ma che si concentrerà su lati inediti della storia e sull’amata di Sandokan, Lady Marianna, la Perla di Labuan. Peccato, o forse meglio così, perché toccare un mito, visceralmente amato, è sempre un rischio.

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Per capire perché la notizia abbia fatto venire gli occhi lucidi al pubblico dai capelli bianchi bisogna raccontare che cos’è stato Sandokan per la tv italiana degli Anni 70. Tanto per dare l’idea, lo sceneggiato fu il primo in Italia a essere realizzato come un kolossai cinematografico e inaugurò le coproduzioni straniere, tra set esotici (Sri Lanka, India, Thailandia e Malesia), cast interazionale, esperti di effetti speciali (lo stesso di Superman curò la leggendaria scena in cui Sandokan squarcia la pancia di una tigre in volo). A Sollima ci vollero quattro anni prima di raggiungere il realismo desiderato: volle girarlo a colori e ne ritardò l’uscita di due anni perché così venisse trasmesso, ma la Rai abbandonò il bianco e nero solo pochi mesi dopo la messa in onda della serie. La media di telespettatori dei sei episodi fu di 27 milioni, cifra superata di poco solo dalla semifinale Italia- Argentina a Italia ’90.

La colonna sonora, firmata dai fratelli De Angelis (il duo Oliver Onions), rimase nella top ten per 18 settimane e vendette 6 milioni di copie: le sigle cantate erano in controtendenza, però quell’urlo iniziale, «San-do-kaaan Sandokaaan», si rivelò il miglior richiamo degli italiani davanti alla tv. Fu anche la prima serie che diede il via alla vendita di gadget di ogni genere, e tra il ’76 e il ’78 furono battezzati tanti Sandokan e Marianna. Già, perché i protagonisti entrarono subito nell’immaginario collettivo e vi rimangono ancora in quei ruoli. A partire da Kabir Bedi, uno sconosciuto attore indiano che si presentò ai provini fuori forma e per un ruolo secondario e invece venne invitato da Sollima a un secondo provino a Roma (pagando di tasca sua), e lì scelto per quello principale, cui dovette prepararsi perdendo diversi chili e imparando a nuotare e a cavalcare. Fatiche che furono straripagate dall’incredibile successo dello sceneggiato, grazie al quale diventò una star interazionale fino a un film di James Bond, Octopussy – Operazione Piovra.

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Diverso il caso del già famoso Philippe Leroy, ovvero Yanez, già perfetto così com’era: uomo saggio e maturo, la pelle bruciata dal sole, le origini nobili e alle spalle una vita avventurosa (come ufficiale dei paracadutisti francesi) che non aveva nulla da invidiare a quella del braccio destro di Sandokan. Per ora è difficile immaginare che un primo piano di Can Yaman, per quanto esotico, cappelluto e barbuto, possa eguagliare quello bistrato di kajal di Bedi, o che Argenterò, pur sornione e già incanutito, possa competere con la simpatia e l’aria vissuta di Leroy.

E ora soprattutto ci si domanda: chi sarà scelta per il molo della bella Marianna, allora interpretata dalla giovanissima attrice francese, e figlia d’arte, Carole André? E per il molo del cattivo, Lord James Brooke, nel 1976 affidato ad Adolfo Celi, il più interazionale (e perfido, cinematograficamente parlando) degli attori italiani di allora, già antagonista di James Bond (quello di Connery) in Operazione tuono, e soprannominato poi dalla Treccani “lo Shakespeare della Malesia”.

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Sempre la Treccani, a proposito del Sandokan del ’76, scrive: «Sarà difficile, in futuro, riproporre una diversa interpretazione dell’opera che prescinda dalle magnetiche interpretazioni di Celi, Leroy e Bedi senza che gli spettatori la confrontino con questa pietra miliare». Per tutto questo, l’attesa della nuova serie è grande. Tutto starà agli sceneggiatori e al regista, che per ora non è ancora stato svelato. Il colpo da maestri? Assoldare Sollima figlio, fuoriclasse delle serie tv (Romanzo criminale, Gomorra) cresciuto sui set del padre (cui ha dedicato il film Suburra), e che aveva dieci anni quando in tv sentì per la prima volta «San-dokaaan San-do-kaaan».

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