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Francesca Pascale che fini ha fatto dopo Silvio Berlusconi?

Più di tutto, è lo sguardo. Uno sguardo sicuro e sorridente, mentre si allunga su quel mare colorato fatto da otto mila persone che in un assolato pomeriggio milanese alzano al cielo migliaia di cartelli arcobaleno. “Votate la legge Zan #temposcaduto”, c’è scritto su ciascuno.

Gli occhi non mentono, e quelli di Francesca Pascale alla manifestazione che all’Arco della Pace chiede l’approvazione del Ddl contro gli atti di discriminazione fondati su genere, orientamento sessuale o disabilità, dicono quel che il suo stile sbarazzino e le sue parole raccontano. «Io ricomincio da qua».

Dai diritti civili, dalla difesa dei più deboli, dell’ambiente, degli animali. Da quei valori che, dice, più la rappresentano. Perché a 36 anni, ha spiegato lei stessa a II Messaggero, la vita cambia, come i sogni e le priorità. In questa vita nuova Francesca Pascale entra con un taglio di capelli corto, biondissimo, moderno, indossando un grintoso giubbino in jeans che le dà un’aria da ragazzina, ma senza rinnegare il suo passato.

Silvio Berlusconi è, e sarà sempre, l’uomo più importante della mia vita, ripete se le domandate in che rapporti sia con il Cavaliere, al quale è stata legata per quasi quindici anni e fino all’anno scorso, quando un comunicato di Forza Italia – era marzo -annunciò la fine della loro relazione.

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Quel che invece la Pascale stenta a riconoscere è quel partito a cui è stata vicina fin da giovanissima, frequentandone le sedi, assumendo ruoli nella classe dirigente, candidandosi e riuscendo anche a essere eletta nel Consiglio provinciale di Napoli, nel 2010.

Ma oggi, dice,

Forza Italia è un’altra cosa. Si sta allontanando dallo spirito liberale di massa che era stato indicato dal suo fondatore per prendere tutt’altra strada. Quella delle destre sovraniste, lontana da tutto quello in cui la Pascale crede.

Non è un impegno nato oggi, quello che rivendica davanti al palco su cui sale ovviamente Alessandro Zan, il deputato del Pd che ha dato il nome alla legge, e poi Paola Turci con cui Francesca è arrivata, l’attrice Leila Costa, la cantante Malika Ayane, la vincitrice di Amici Gaia, il deputato di Forza Italia Elio Vito.

Era luglio del 2014 quando Francesca, che aveva già in tasca la tessera dell’Arcigay, l’associazione che si batte per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali storicamente vicina alla sinistra, aprì le porte di Arco-re a Daniele Priori, il segretario nazionale di GayLib, l’omologa associazione Lgbt vicina al centrodestra, per favorire il dialogo dentro e fuori il partito.

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Non c’è da stupirsi insomma se colei che è considerata l’artefice dell’apertura di Silvio Berlusconi ai diritti civili degli omosessuali oggi prenda le distanze dalle posizioni di chiusura nei confronti di questi temi che si osservano nel partito azzurro.

Posizioni, precisa la stessa Pascale, che nemmeno il presidente probabilmente condivide. Perché il rispetto incondizionato dei diritti di tutti, sostiene l’ex compagna del leader azzurro, fa da sempre parte dei valori e dei principi di Silvio Berlusconi e dei suoi figli, che li esercitano senza indugio nella gestione delle aziende di famiglia. Altro è poi tradurre in atti politici quei valori, cosa che non sempre è stata possibile. Adesso, forse, è il momento.

E allora Francesca Pascale lo dichiara nelle interviste, lo racconta a chi incontra nelle manifestazioni, lo posta sui suoi account social, che si tratti di bacchettare Antonio Tajani per aver schierato il partito contro il Ddl Zan, o di spiegare cosa prevederebbe la legge una volta approvata: “Interviene su due articoli del Codice penale e amplia la cosiddetta legge Mancino inserendo accanto alle discriminazioni per razza, etnia e religione (già contemplate) anche le discriminazioni per sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità”.

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Per questo, per adesso, non può votare Forza Italia, come ha annunciato lei stessa. «Francamente io non mi sento più di appartenere a un partito che è diventato più sovranista che liberale. È un problema mio».

Nel frattempo, lavora a un progetto sociale e ambizioso, che mette insieme altri due temi a lei cari, il riscatto femminile e la liberalizzazione della cannabis. In concreto, un’azienda agricola che si occuperà della coltivazione e della lavorazione della cannabis light, dando un’opportunità di lavoro e di futuro alle ex detenute. Perché, ha postato su Instagram: “Puoi rallentare il progresso, ma non puoi bloccarlo. È giunta l’ora!’’.

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