Raffaella Carrà a chi ha lasciato la sua eredità ed i suoi beni?

Raffaella, poco prima di morire, ha lasciato un immobile, la sua palestra personale all’Argentario, alla Confraternita di Misericordia che, con ambulanze e veicoli per disabili, è sempre in prima linea per gli abitanti della zona. ((Volle sapere tutto di noi. Poi, a sorpresa, ci invitò a Roma dal notaio per farci questo regalo», racconta un dirigente

Silenziosamente generosa. Raffaella Carrà ha lasciato non solo una traccia indelebile nello spettacolo italiano, ma anche una miriade di gesti, piccoli e grandi, a favore di persone comuni e organizzazioni benefiche.

L’ultimo è stato la donazione di un immobile di 160 metri quadrati – si trova a Porto Santo Stefano, cuore del suo amato Monte Argentario – alla Confraternita di Misericordia, un’associazione di 60 volontari che si mette a disposizione della collettività locale tramite le sue ambulanze e i mezzi per il trasporto di disabili. L’immobile, sulla via Panoramica, era la palestra che Raffaella aveva attrezzato quando risiedeva nella sua villa a Cala Piccola.

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Già nella fase terminale della malattia, di cui pochissimi erano al corrente, la Carrà si era interessata alle attività della Confraternita. «Ci incontrammo e volle sapere i dettagli dei nostri servizi, di come fosse difficile mantenere in piedi un’associazione così importante per l’Argentario», ha raccontato il governatore dell’ente Roberto Cerulli.

«Era interessata a conoscere gli ostacoli che stavamo incontrando con le emergenze Covid, le motivazioni dei volontari, le loro paure, i sentimenti delle loro famiglie. Rimase ammirata per l’opera dei nostri ragazzi. La invitai allo ra a visitare la sede sul Lungomare: salutò le persone in servizio e visitò i nostri mezzi. Fu un bellissimo incontro che poi, senza che potessimo immaginarlo, ha portato a questa donazione».

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Dopo alcuni giorni il telefono di Cerulli torna a squillare: ancora Raffaella, che convoca lui e altri volontari nello studio di un notaio di Roma. «Mi disse che aveva intenzione di donare alla Misericordia un suo immobile per le nostre attività. Andammo a vederlo: un regalo di grande valore. E così la incontrammo a Roma. Lei fu, come la prima volta, accogliente, disponibile, dolce. Appena accennavamo a un qualsiasi tipo di ringraziamento sviava il discorso».

Ma un modo per dimostrare la propria gratitudine, Cerulli e i suoi lo hanno trovato. «Le donammo un quadro con uno scorcio bellissimo di Porto Santo Stefano, uno realizzato dal nostro volontario Marco Solari, con una dedica:

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“A Raffaella Carrà, quale piccolo segno di riconoscenza e gratitudine da parte di ogni volontario che, grazie al suo gesto, trova lo stimolo per un rinnovato impegno di servizio a favore dei sofferenti e bisognosi”. Raffaella non volle rendere pubblica la notizia, “almeno per il momento”, disse». Caratteristica dei grandi: non parlare del bene che si compie, ma far sì che sia il bene a parlare.

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