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Omicidio Laura Ziliani, in carcere per omicidio ci sono le figlie della vittima e il fidanzato di una delle due

a mattina dell’8 maggio ho visto il nostro vicino prendere sulle spalle una signora priva di sensi dalla loro macchina. Quando ho saputo della scomparsa di Laura l’ho riconosciuta ed era lei. Sono stato pagato per ‘serbare il silenzio’, ma ero disponibile a negoziare un nuovo accordo”.

Questo è il testo di una email arrivata il 16 maggio scorso alla polizia locale di Temù, in provincia di Brescia. Si tratta di una lettera anonima inviata da un indirizzo di posta elettronica localizzato a Varese. L’autore si riferiva al caso di Laura Ziliani, l’ex vigilessa di 55 anni scomparsa l’8 maggio scorso dalla sua casa di montagna a Temù e ritrovata morta esattamente tre mesi dopo, l’8 agosto, lungo la riva del torrente Fiumeclo, non distante dall’abitazione.

In un primo momento gli investigatori avevano spiegato di non voler dare molto peso a quella lettera, soprattutto per il fatto che raccontava di un presunto pagamento per ottenere il silenzio. In questi giorni, però, abbiamo saputo che i carabinieri di Brescia sono riusciti a identificare l’autore della lettera e lo hanno convocato in Procura per poterlo ascoltare. Come è ormai noto, l’ipotesi degli inquirenti è che Laura Ziliani sia stata uccisa dalle due figlie Silvia e Paola Zani, di 27 e 19 anni, e da Mirto Milani, 27 anni, fidanzato di Silvia.

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Tutti e tre sono stati arrestati il 24 settembre scorso con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Fino a pochi giorni fa le due figlie si trovavano insieme nel carcere femminile Verziano di Brescia. Le autorità hanno però deciso di separarle. Sarà forse una strategia della Procura per farle crollare e ottenere qualche ammissione? Nel frattempo è emersa un’altra importante novità: secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbero già altre persone iscritte nel
registro degli indagati per favoreggiamento.

Non si tratterebbe però dei familiari di Mirto Milani, in quanto non imputabili proprio per il legame di parentela con il presunto autore del delitto. Il quadro indiziario ricostruito nei confronti delle due figlie e del ragazzo di Silvia, che avrebbe avuto una relazione segreta anche con Paola, è ormai abbastanza chiaro. Il trio diabolico avrebbe organizzato l’omicidio della povera Laura per motivi economici legati alla cospicua eredità che la donna avrebbe lasciato in parte a loro e in parte alla terza figlia disabile, Lucia.

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Ecco cosa aveva raccontato quest’ultima ai carabinieri: «Nella nostra famiglia i rapporti non sono del tutto sereni, soprattutto con le mie sorelle, Silvia e Paola. Io non mi fido di loro da quando mi hanno detto che la nonna è perfida come un serpente e da quando mi hanno raccontato altre brutte cose sui miei zii. Le mie sorelle trattavano molto male la mamma, soprattutto Silvia. Si arrabbiavano spesso con lei perché dicevano che non dava loro abbastanza soldi, ma questo lo diceva soprattutto Paola.

Ma non è così, è sempre stata la mamma a mantenere noi figlie. Perché Silvia è stata licenziata per ben tre volte e, per quanto ne so, le mie sorelle non ricevevano gli affitti degli appartamenti. Le mie sorelle si arrabbiavano spesso anche con me, hanno preso il carattere del papà, che diceva parolacce alla mamma. Alla morte del papà (avvenuta nel dicembre del 2012 dopo essere stato travolto da una valanga in montagna, ndr.), Silvia e Paola sono cadute in forte depressione e so che da allora hanno iniziato ad assumere delle vitamine. Ho saputo che la mamma era scomparsa dalle mie sorelle e da Mirto, il fidanzato di Silvia, che io in famiglia avevo soprannominato “il coniglio”.

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