Damiano Gavino chi è Manuel nella serie Il Professore: età, carriera, vita privata e fidanzata

Un professore mi ha molto emozionato non solo professionalmente, perché è il mio debutto, ma anche perché è stato come ritornare a una fase della mia vita passata: mi ha fatto rivivere, e forse anche guardare per la prima volta in faccia, i momenti bui vissuti ai tempi della scuola, quando sono stato bullizzato».

Così mi dice Damiano Gavino, uno dei giovani protagonisti della serie di successo di Raiuno Un professore: nella fiction è Manuel, uno degli allievi del docente di filosofìa interpretato da Alessandro Gassmann, nonché il figlio scavezzacollo di Claudia Pandolfi, la barista Anita.

Un alunno diffìcile, anche se dal cuore d’oro, e dai modi sfacciati: insomma, un bullo. «Sì, e infatti non credevo di avere proprio io questo tipo di ruolo: ma è la bellezza del mestiere dell’attore che sto scoprendo da poco», sorride Damiano.

Perché, che parte si aspettava nella fiction? «Alla fine del provino, con il regista Alessandro D’Alatri, ero in lizza tra il ruolo di Manuel e quello di un altro alunno, Simone, il bravo ragazzo, lo studente modello, dolce e sensibile, tìglio di Gassmann.

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Dentro di me infatti pensavo e ripensavo: “Sarò sicura mente Simone, mi assomiglia molto…”. Invece alla fine sono stato scelto per la parte di Manuel, che è il mio opposto in tutto. Il classico “caso perso” della scuola». Calarsi nei panni del bullette le ha fatto dunque riaffiorare vecchi ricordi di scuola?

«Sì, mi è tornato in mente il periodo delle medie, quando sono stato per diverso tempo bullizzato da un gruppetto di compagni di classe». Veniva preso di mira? «Vede, sono sempre stato il classico bravo ragazzo, tranquillo, pacato. Ma questo mio spirito riflessivo e la mia sensibilità erano il più delle volte in controtendenza con il modo di essere di buona parte dei miei compagni. Lo ammetto, mi sentivo a disagio.

Ricordo che all’epoca quasi tutti i giorni tornavo a casa abbattuto, demoralizzato: o mi ignoravano oppure venivo messo in mezzo con risate, battutacce. Con i miei non riuscivo a parlarne: mi sfogavo solo con mia sorella». E dopo quanto è finito questo incubo? «Alla fine di quel percorso scolastico. È finito tutto, perché ho capito l’importanza di sapere perdonare gli altri, passando sopra alle provocazioni. E alla fine anche i miei compagni hanno imparato ad accettarmi e con alcuni sono oggi molto legato. E le dirò di più: fanno il tifo per me, per la mia carriera di attore».

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Come si è avvicinato a questo mestiere?
«Grazie a mia sorella, che già frequentava questo mondo, ho conosciuto la direttrice del casting di questa serie, che voleva delle comparse. Ci ho provato, e sono andato avanti con le selezioni fino all’incontro con il regista D’Alatri, che mi ha donato questa grandissima opportunità: la mia prima opportunità per cominciare questo percorso incredibile nel mondo della recitazione. Sul set di Un professore ho potuto conoscere artisti incredibili, generosi, come Gassmann e soprattutto Claudia Pandolfi».

La Pandolfi, con cui recita in moltissime scene, le ha dato qualche consiglio? «Molti, a dire il vero. Un giorno, per esempio, vedendomi più rigido del solito, timoroso di una scena in cui dovevamo stringerci in un forte abbraccio, mi ha consigliato di fare uscire fuori tutte le emozioni, senza paura. Mi ha detto: “È meglio dare qualche cosa di più in una scena, che dare di meno. Non trattenere mai quello che senti, buttati…”. E stata molto più che una maestra: i suoi consigli sono stati oro per me».

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E adesso, Damiano, lei ha altri progetti? «Spero in una seconda edizione di Un professore e intanto vado avanti con i provini, d’altronde in questo periodo voglio concentrarmi solo su questo lavoro…». Perché, non ha una fidanzata a cui dare attenzioni? «In amore, direi che non sono fortunato come Manuel, ma mi rifarò. Intanto mi dedico con tutto me stesso a diventare attore.

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