Serena Grandi sarò una Suora laica

Da casa di Serena Grandi si intravede quello che lei definirà più volte come il suo mare. «Talvolta un alleato speciale. Altre, specialmente d’inverno, un nemico assai pericoloso». Ed è anche per questo che l’attrice bolognese sta per abbandonare il suo buen retiro, a pochi passi dal porto di Rimini, per trasferirsi a Milano. «Ora ho soltanto bisogno di ricominciare. Rimini è una città che ho divorato e dove ho scritto il memoir Serena a tutti i costi. Lettere di una vita mai inviate (Giraldi editore)».

Domanda. La sua vita è già di per sé un romanzo. Risposta. «Volevo mettere la parola fine alle tante leggende sulla mia esistenza. Ho letto e sentito dire di tutto e allora mi sono detta: basta, ora parlo io». D. Partiamo da Bologna. A 18 anni lascia la sua città per sfondare nel mondo del cinema. R. «Da ragazzina mi intervistò Enzo Biagi e mi chiese cosa volessi dalla vita. Risposi: “Un Oscar”. L’ho vinto (ha recitato in La grande bellezza di Paolo Sorrentino, ndr). Sono passati tanti anni eppure sono rimasta la stessa. Vivo nel mio mondo, nelle mie fragilità. Sono una donna a tratti infantile. Mi basto». D. Roma. R. «Di questa città ho già detto tutto. Bellezza e degrado. Schiaffi e carezze. Roma è feroce».

D. Ha detto anche: “La Capitale è una mamma straordinaria perché dà lavoro a tutti anche se poi, a tempo debito, te mena”. R. «Parliamo del 2003 quando, nell’ambito di un’inchiesta per traffico di droga, sono stata accusata di detenzione e spaccio di cocaina. Avevo sì e no 45 anni e mio figlio Edoardo ne aveva appena 12. Dal giorno alla notte mi ritrovai coinvolta in qualcosa di molto più grande di me. Sono rimasta ai domiciliari per sei lunghissimi mesi. Poi sono stata prosciolta ancor prima dell’inizio del processo e, seppur molto tempo dopo, risarcita».

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D. Il risarcimento è stato sufficiente a ricoprire il danno subito? R. «Cosa vuole che siano centomila euro dopo una macchina del fango di quel tipo? Un accanimento mediatico senza precedenti e senza alcun valido motivo. Dai tg ai quotidiani venivo associata allo spaccio e a “balletti rosa”. La verità è che c’erano grandi nomi in quel giro, ma ne serviva uno di richiamo come il mio. Tutti avevano grandi avvocati, io a mala pena un civilista. Una persona mi disse: “A signò, qui serve il penalista!”. Non sapevo nemmeno dove trovarlo. Sono stata malissimo, ma l’importante è che il pubblico abbia capito che ero completamente estranea ai fatti. Io, dalla mia, sapevo di essere innocente e che prima o poi la verità sarebbe venuta fuori».

D. C’è chi crede che nella vita certe difficoltà sorgano perché altri problemi possano essere risolti. R. «Io non dovevo risolvere nulla e le dirò: di quel periodo, nonostante la depressione e spiacevoli episodi come quando le forze dell’ordine vennero a perquisire la mia abitazione mettendo a soqquadro tutto, ho un bel ricordo: il tempo con Edoardo e con mia madre. Me li sono goduti come non mai tanto che, una volta risarcita, ci siamo trasferiti da lei a Rimini».

D. E ha ricominciato ancora una volta. R. «Dal mio arrivo siamo state insieme soltanto due anni, poi è morta d’infarto. Avevo tutto in quel momento: la casa, il mare, Edoardo, il ristorante eppure, quando se ne è andata, mi sono sentita terribilmente sola». D. Chiuda gli occhi e provi a parlarne. R. «Una donna bellissima. Saggia. Elegante. Rifiutò, per via dei genitori, un film con Pietro Germi. Ho le sue ceneri sempre con me». D. Oggi come sta? R. «Bene. Combatto la noia e mi godo la solitudine, anche se ho un pappagallo che parla, parla, parla. Ha 15 anni e pare ne camperà altri 30». D. La solitudine crea dipendenza? R. «È una vera e propria conquista ».

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D. Quindi il suo cuore, oggi, non batte per nessuno? R. «Sarei single sulla carta, anche se non le nascondo che ho un bel rapporto con un chirurgo che lavora a Milano. Ora, col trasferimento, chissà...». D. Mi dicono sia ancora molto corteggiata. R. «Sì e dai più giovani. Amano me, la mia fisicità, il mio mistero. Ma siccome non vedo l’ora di starmene da sola, accetto ben poco di quello che possono offrirmi. Quelli della mia età mi annoiano. A loro preferisco un buon libro».

D. La passione amorosa più grande? R. «Quella con Adriano Panatta. Abbiamo vissuto qualcosa di inenarrabile. Ci sono stata due anni. L’ho rivisto un anno fa. Mi batteva il cuore. Ci siamo abbracciati e salutati affettuosamente». D. L’amore vero? R. «L’ho provato solo per Giuseppe, il papà di Edoardo. Nonostante una certa sregolatezza, ci siamo divertiti come matti. Avevamo vent’anni di differenza e a lui devo molto: mi ha insegnato a essere una vera lady. Finì perché ero giovane, bella, ricca, intraprendente, piena di lavoro e lo vedevo poco presente come padre. Dalla mia c’è da dire che avevo un esempio troppo grande, così ho chiuso e ho preferito crescermi Edoardo da sola. Tanto ero convinta, a quanto pare sbagliando, che avrei incontrato qualcun altro».

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D. Maureen Dowd, autrice americana premio Pulitzer, scrive che degli uomini si può fare tranquillamente a meno. R. «Lo penso anch’io. Potrei cambiare idea solo se trovassi un miliardario». D. Che effetto fa sapere che ancora oggi si nutrono pensieri peccaminosi su di lei? R. «Ora che sono bionda, poi, mi guardano ancora di più». D. La sua trasgressione più grande? R. «Qualche anno fa ho fatto l’amore nei corridoi di un hotel con un ragazzo molto più giovane. Era un Capodanno. Eravamo a Positano. La passione era incontrollabile. Sotto c’era il mare e il mondo che festeggiava».

D. E io che pensavo rispondesse: la politica. R. «Un errore. Mi aveva chiamata Alessandra Mussolini, allora leader di Azione Sociale, dopo aver letto il mio libro L’amante del Federale che parlava, tra l’altro, anche di suo nonno». D. Se si fosse trovata nei panni della Mussolini, quando il marito è stato coinvolto nella vicenda delle baby squillo dei Parioli? R. «Non l’avrei più voluto vedere. Gli uomini sono tutti infedeli e io, oggi, non voglio più sbagliare. Nella mia vita ho fatto troppi errori: dall’amore all’imprenditoria. Ora voglio fare solo l’attrice».

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