Elena Del Pozzo, l’orrore dei social contro un’omonima della mamma: «Sei una m***a, marcisci in carcere»

L’orrore dei social contro una ragazza con lo stesso nome e cognome. Lei si difende e denuncia alla Polizia Postale

Non è la prima volta che accade, e probabilmente non sarà l’ultima. Il risentimento e l’orrore nei confronti di Martina Patti, la giovane mamma 23enne rea confessa dell’omicidio della piccola Elena Del Pozzo, hanno trovato spazio sul web con insulti e minacce sui social: peccato che però quelle minacce e quegli insulti siano finiti alla persona sbagliata, un’omonima, una ragazza di Catania che ha il suo stesso nome e cognome ma che non ha niente a che vedere con la mamma di Elena, ora in carcere.

La giovane Martina Patti lavora in un panificio e non è nemmeno parente della donna: in un post sui social si è difesa mostrando tutto il suo orrore davanti ai messaggi che stava ricevendo. «Non sono io la mamma della bambina trovata morta», ha scritto, e si è anche rivolta alla Polizia Postale per denunciare l’accaduto. Sui suoi profili Facebook ed Instagram erano infatti comparsi insulti e minacce da chi accecato dalla rabbia aveva cercato nome e cognome della mamma e aveva colpito la prima persona apparsa nelle ricerche. Tra i messaggi ricevuti: «Marcisci in carcere e rifletti su cosa hai fatto», «Sei una m…di donna. Hai ucciso tua figlia, il sangue del tuo sangue», «Ti sei rovinata l’esistenza. Tua figlia ti maledirà, come i tuoi genitori e i tuoi suoceri».

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Elena Del Pozzo, la mamma resta in carcere

Intanto resta in carcere la vera Martina Patti, accusata dell’omicidio della figlioletta Elena: lo ha deciso il Gip di Catania Daniela Monaco Crea, che ha convalidato il fermo della Procura etnea ed emesso nei confronti della ragazza un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio premeditato pluriaggravato ed occultamento di cadavere. I colpi, in tutto undici, sono stati inferti con un’arma compatibile con un coltello da cucina, che non è stato ancora trovato. Solamente uno dei fendenti è stato letale perché ha reciso i vasi dell’arteria succlavia. Ma la morte della bambina non sarebbe stata immediata.

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Sono le prime risultanze dell’autopsia eseguita ieri nell’ospedale ‘Cannizzaro’ sul corpo della bimba. Dall’esame autoptico è anche emerso che la morte sarebbe avvenuta dopo più di un’ora dal pasto che la piccola aveva consumato a scuola intorno alle 13. «Sono stati accolti la nostra ricostruzione e i nostri dubbi sulle parti ancora oscure, dovuti per noi ai tanti ‘non ricordo’ e alla tendenza a mentire dell’indagata», ha fatto sapere la Procura di Catania sulla decisione del Gip.

Intanto stamane a Mascalucia i carabinieri hanno eseguito rilievi con un drone nella zona dove è stato trovato il corpo della bimba e nell’area, non lontana, della casa nella quale viveva con la mamma. Nel pomeriggio i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche (Sis) di Catania e del Ris di Parma hanno eseguito un sopralluogo nell’abitazione e gli accertamenti sono stati estesi a un perimetro più vasto del luogo del ritrovamento del cadavere, a circa seicento metri dall’abitazione, in una campagna abbandonata. L’obiettivo è stabilire esattamente dove è stato commesso l’omicidio. Tra gli aspetti che è stata chiamata a chiarire l’autopsia eseguita ieri, il fatto che Elena possa essere stata sedata e per questo motivo che tra gli accertamenti richiesti dalla Procura ai medici legali c’era anche l’esame tossicologico.

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