Il castello delle cerimonie riapre, Donna Imma si richiama alle tradizioni

Ancora per qualche giorno non è prevista alcuna pioggia di petali di rosa dagli elicotteri nel cielo sopra Napoli; le auto della polizia municipale riposeranno nella rimessa, perché non ci sono carrozze trainate da cavalli inghirlandati a ingorgare le stradine di Sant’Antonio Abate; e le persiane ai primi piani rimarranno chiuse, perché non ci sono cantanti neomelodici a gorgheggiare le loro serenate verso i balconi. Ancora per un po’, tutto sarà in letargo.

Ma, intanto, da lunedì 18 maggio si sono riaperti i cancelli rococò della Sonrisa, il castello da fiaba poco sopra Pompei che, con le sue stanze in stile veneziano, i suoi marmi ai pavimenti e i lampadari di Murano, è il protagonista de Il Castello delle cerimonie, il reality sui matrimoni forse più famoso d’Europa. «Eh, con il coronavirus è davvero successo un pandemonio, siamo rimasti chiusi, in attesa, sommersi dalle disdette e dagli spostamenti delle cerimonie a settembre: ma ora riapriamo, confidando nella ripresa», sorride Matteo Giordano. Lui, il marito della star del programma, Donna Imma, era già il factotum della Sonrisa quando ancora il suo incontrastato signore era il Boss delle Cerimonie: Antonio Polese, indimenticato padre di Imma scomparso nel 2016 e fondatore di questo tempio del matrimonio baroccheggiante. «Abbiamo tolto le catene dai cancelli lunedì, ma restiamo in attesa di sentire cosa dice il nostro presidente De Luca ».

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca, quello dei lanciafiamme, così fiammeggiante e pirotecnico, effettivamente sarebbe perfetto per celebrare il primo matrimonio della prossima Fase3… «Aspettiamo di sentire cosa dice lui. Nei decreti per la riapertura si parla di spiagge e ristoranti, ma la nostra categoria non è proprio considerata. Adesso ripartiamo a ranghi ridotti, con 40-50 addetti (ma contiamo di tornare al centinaio che abbiamo sempre avuto: perché siamo una famiglia, non vogliamo lasciare a casa nessuno), ma per organizzare un matrimonio come i nostri si coinvolgono altre centinaia di persone: si chiamano musicisti e cantanti, si coinvolgono atelier e sarti, intervengono specialisti in arredo e in riprese, fotografi, autisti, professionisti dello spettacolo e artisti, una marea di professionisti che devono potere lavorare in sicurezza, perché il nostro primo obiettivo è la salute di tutti. Insomma, ora riapriamo, poi vedremo: da qui a settembre speriamo che qualcuno approfitti delle date che si sono liberate…».

Il lockdown ha avuto conseguenze pesanti anche qui, come in tutta Italia: «Dalla primavera a giugno era il periodo di punta, ma quest’anno l’ultima cerimonia si è tenuta a febbraio, per i 18 anni di un ragazzo venuto fino da Foggia. È stata bellissima, ma da allora abbiamo chiuso: in questi edifici sterminati ci siamo solo io, mio marito e nostro figlio», sospira Donna Imma, e la sua voce echeggia nei saloni deserti. Don Matteo alza lo sguardo: «Speriamo che possa sbocciare una nuova stagione di punta a novembre e dicembre, che la gente si accorga di quanto è bello sposarsi immersi nelle lucine, nell’aria e nel clima natalizio».

Intanto, però, meglio pensare al prossimo futuro, il “pono pomellato”, il cavallino mascotte della Sonrisa, scalpita: «Stiamo pensando a qualche novità da affiancare a lui, alla carrozza e al volo delle colombe, ma non voglio anticipare niente. In fondo, noi siamo fortunati, non cambierà molto: certo, bisogna stare attenti, ma abbiamo spazi immensi, il distanziamento da noi non è un problema». Immensi è la parola giusta: «Abbiamo saloni di 7-800 metri quadrati: prima nella sala principale ci stavano anche 200 persone, adesso le dimezzeremo, ma 100 per sala possono bastare, come inizio». Precauzioni? Sanificazioni e distanziamento, di certo non i braccialetti che trillano se si è a meno di un metro da qualcuno, così simili a quelli alle caviglie di chi è in libertà vigilata o ai domiciliari. «Noi siamo a posto, non ci preoccupa nemmeno il divieto che riguarda i buffet: non ci sono mai piaciuti, da noi erano un tabù.

Don Antonio li ha sempre chiamati “il disservizio a buffet”», ride Donna Imma. Qualcosa che cambierà, però, c’è: «Purtroppo dovremo ripensare la confettata: diventerà una cosa più rigida, probabilmente distribuiremo bomboniere già confezionate invece di girare per i tavoli con il tripudio di confetti da distribuire a piene mani», racconta il marito. E se guanti e mascherine potrebbero rovinare un po’ l’atmosfera, alla Sonrisa hanno pensato anche a questo: «Cercheremo di farle abbinate all’abito degli sposi: ho valutato diversi modelli e ho già la mie, coordinate con le cravatte», sorride Matteo. In un’estate in cui spiagge e ristoranti forse alzeranno i prezzi per fronteggiare la riduzione dei posti, al Castello delle cerimonie assicurano che non sarà così: «No, non sarebbe giusto per i nostri clienti.

Continuiamo a ricevere richieste, abbiamo appena chiuso un contratto via Skype. D’altronde, da noi vengono da tutto il mondo, persino da Inghilterra e Belgio, perché My Crazy Italian Wedding, la versione internazionale del reality, piace molto. Abbiamo avuto sposi che sono scesi dal Nord Italia, da Arcore, da Rho: speriamo che la situazione migliori anche da quelle parti». Un’altra cosa che alla Sonrisa non cambia mai sono gli auguri. Al momento dei saluti, Donna Imma si richiama alle tradizioni: «Voglio salutare tutti con il rituale di don Antonio: “dal profondo del mio cuore vi auguro 100 anni di felicità. Sempre vissuti in buona salute”». Una frase che con la pandemia acquista nuovi, inaspettati significati.

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