La Storia di Elodie Di Patrizi: età, carriera, infanzia, padre, madre, fidanzato e vita privata

Nella sua vita tra i palazzoni del Quartaccio, dove è nata trent’anni fa, ha parlato all’ultimo Festival di Sanremo, strepitosa nell’abito rosso firmato Giambattista Valli Haute Couture: «Il mio quartiere mi ha dato tanto e mi ha tolto tanto. E non parlo solo delle privazioni materiali, come non avere l’acqua calda o non riuscire ad arrivare a fine mese. Ma della voglia di sognare».

Elodie Di Patrizi, in arte Elodie, è stata una delle ragazze «arrabbiate e demoralizzate» che popolano le borgate romane: in questi luoghi, ha spiegato, c’è sempre «un retrogusto di fallimento » e i giovani non riescono neppure a immaginarlo un futuro. «Tutti meritiamo una possibilità», ha continuato la cantante di Vertigine e di Andromeda dal palco dell’Ariston.

Poi, quando ha ringraziato il musicista che ha creduto nel suo talento, gli occhi si sono fatti lucidi. Sì, la ragazza di borgata ne ha fatta di strada e ha diritto di commuoversi: lanciata nel 2015 da Amici, il talent show di Maria De Filippi, ha pubblicato tre album, è finita su decine di copertine, ha concesso interviste, posato per servizi di moda, percorso con le sue gambe lunghe e perfette il red carpet della Mostra del Cinema di Venezia. In Tv poi, funziona benissimo.

I primi ad accorgersene sono stati Amadeus e Fiorello durante le serate sanremesi e, di recente, anche Nicola Savino e la Gialappa’s Band, che le hanno affidato l’apertura della nuova stagione de Le Iene. Per raccontare la storia di Elodie si può cedere alla retorica strappalacrime del paradiso dopo l’inferno, del successo ottenuto prendendo a pugni il destino. Oppure si può fare come lei, che nelle interviste misura le parole e preferisce i toni asciutti.

Si può cominciare, allora, dalla croce tatuata sulla sua spalla sinistra. Grande, ma essenziale. Ricorda il momento in cui Elodie ha chiuso la parte dolorosa della sua vita. Una parentesi lunga più di vent’anni. Morta e sepolta, ma non dimenticata, nonostante oggi lei sia una delle artiste più affermate tra quelle uscite dalla scuderia di Amici, nonché un’icona di stile. Non sbaglia un colpo, dicono le esperte di moda, sia quando indossa un abito Versace, sia che scelga pezzi di stilisti emergenti.

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E non solo perché è bellissima, con quel viso esotico, la pelle dorata e le gambe infinite, ma anche perché indossa qualunque capo con naturalezza. Come se non avesse fatto altro, nella vita, che uscire in abito da sera. No, non è stato questo il passato di Elodie. Quando apriva la porta di casa sua, al Quartaccio, rione popolare di Roma, trovava sul pianerottolo «spacciatori, gente sessualmente promiscua, alcolizzati. E la mia famiglia non era quella del Mulino bianco». Il padre, Roberto, è un musicista di strada. La madre, Claudia Marthe Mitai, una modella nata nelle Antille francesi. «Aveva 21 anni quando sono nata.

Non era pronta per prendersi cura di un figlio, né per imporre regole e farle rispettare. A casa non c’era una bella arietta». Il problema, per entrambi i genitori, è la tossicodipendenza. «Io l’ho capito dopo un po’, ma non ho reagito arrabbiandomi. Non mi va di addossare colpe a loro, ma sono stata anni a tentare di sistemare una cosa che non è sistemabile ». E poi c’è Fey, la sorella di tre anni più giovane, che Elodie cerca di proteggere, come può: «Cercavo di non farle capire quanto andassero male le cose».

Non è facile, se a tutto il resto si aggiunge che nessuno si preoccupa di come vai a scuola, che torni a casa e non c’è l’acqua calda, che la muffa ricopre metà della parete. «Ci mettevamo tutti e quattro sul marciapiede di via della Maddalena, vicino al Pantheon: papà suonava, mamma raccoglieva i soldi per l’affitto di 80 mila lire. Mi divertivo, però avevo paura che ci incontrasse un compagno di classe».

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Quando Elodie ha otto anni, i genitori si separano. «A 12 mi facevo le canne tutto il giorno per stare tranquilla. Ero sempre arrabbiata. Bevevo, uscivo e tornavo alle 7 del mattino, a 15 anni: ho avuto una libertà totale. E se hai troppa libertà sbagli». Intorno, la desolazione di un quartiere difficile. Al Quartaccio droga e gravidanze precoci sono la norma, la scuola qualcosa di estraneo. «In certi contesti è difficile focalizzarsi su cosa vuoi fare da grande: io non ho preso il diploma, non ho preso la patente, non ho studiato canto. Ho sbagliato, lo so.

Ci ho messo anni per dire che ho solo la terza media: mi vergognavo come una ladra». E siccome è convinta che «se studi ti passa la voglia di fare cavolate» come spacciare o rubare, due anni fa la cantante ha regalato ai ragazzi del suo quartiere la possibilità iscriversi a un corso di formazione digitale. «Rimpiango moltissimo il fatto di essere ignorante. Mi fa sentire a disagio, anche perché sono stata vigliacca: ho fatto il liceo (delle Scienze Umane, ndr) fino al quinto anno, senza mai essere bocciata.

Arrivata a maggio, mi sono ritirata. Fingevo anticonformismo, proclamavo: “Non ho bisogno che qualcuno mi dichiari matura o meno”. In realtà non mi sentivo all’altezza di fare l’esame». Al Quartaccio, nonostante tutto, si trovano anche cuori grandi. Quando i genitori della futura artista proprio non ce la fanno, sono i vicini a occuparsi di lei e di sua sorella. Una seconda famiglia che la cantante è andata a trovare anche con la troupe di Vice, il sito canadese che l’ha intervistata nel febbraio 2020. «Mi hanno dato la possibilità di vedere le vita con serenità». Forse è questo che la dà la forza di andarsene da casa e di lasciare Roma, quando ha 19 anni, dopo essere stata respinta ai provini di X Factor e Amici: «Non era il mio treno.

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Non ero convinta di essere abbastanza brava, intuivo che non mi avrebbero preso ». Si trasferisce in Puglia con un fidanzato che conosce appena e, quando la storia finisce, rimane. Lavora come modella, come cameriera, balla sui cubi nelle discoteche. Proprio come sua madre. «E pensare che mi ero infuriata quando avevo scoperto che mamma aveva fatto la cubista. Mi sembrava una cosa da poco di buono. Mi ero fatta inglobare dai pregiudizi ».

La scuola di vita del Quartaccio l’aiuta a farsi rispettare, ad affrontare chi allunga la mano o accende la videocamera del telefonino per riprenderla mentre balla. «Io so’ coatta: ho spaccato mani, telefoni. La borgata lì mi è servita». Poi inizia a cantare nei locali, con la tremarella alle gambe e poca fiducia. È il musicista salentino Mauro Tre a farle capire che ha talento e che può farcela. Elodie studia, poi scrive di nuovo alla redazione di Maria De Filippi.

È il 2015. Ha 25 anni e i capelli rosa. Questa volta si aggiudica il secondo posto. È la svolta. Di lì a qualche anno sulla spalla dell’artista romana compare un tatuaggio a forma di croce: la vecchia Elodie non c’è più. Quella nuova vive un presente insperato, tiene i piedi ancorati a terra e non serba rancore. «Il rapporto con mia madre è molto cambiato nel tempo». Quella che sembrava una famiglia sgangherata, alla fine si ricompone. Oggi la cantante ha archiviato una relazione importante con il rapper Marracash e, forse, ha in corso un nuovo amore. «Sono lucida, ma non posso definirmi risolta», ha dichiarato di recente. L’ultimo singolo, in attesa del quarto album, si intitola Vertigine e parla di solitudine e confusione. «Questo dramma è dentro di me, ce l’ho negli occhi, avevo bisogno di un pezzo che lo mostrasse».

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