Liliana Resinovich, tragica svolta nel giallo della scomparsa

La gente pensa che io abbia ucciso mia moglie? E perché avrei dovuto distruggere la cosa più bella della mia vita? A Lilly io non ho fatto del male… noi non litigavamo mai. Anche la polizia mi ha detto: ‘Si tolga un peso dal cuore”. Ma se qualcuno pensa che io ho fatto del male a mia moglie perché ero geloso di quell’uomo, si sbaglia”. Sebastiano Visintin, fotografo in pensione, affilatore di coltelli per passione e amante della bicicletta, ha 72 anni e vive in una specie di incubo.

Il corpo senza vita di sua moglie Liliana Resinovich, di 63 anni, è stato ritrovato in un bosco di Trieste. La donna era scomparsa un mese fa dalla stessa città. Il cadavere era infilato dentro due sacchi della spazzatura, di color nero. La testa era legata con dei sacchetti della spesa. Su Sebastiano si sono accesi i riflettori da un paio di settimane, perché quando una donna scompare e poi si scopre che è stata uccisa, è inevitabile che si pensi al marito, soprattutto se qualche testimone comincia a raccontare che lei lo voleva lasciare. O, ancora, se spunta un amico di vecchia data – l”uomo citato dal marito all”inizio di questo articolo – con cui la vittima stava programmando un week-end fuori porta.

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Sebastiano ha lavorato per anni come fotografo per i giornali locali e sa come vanno i fatti di cronaca nera. Per questo si è lasciato andare allo sconforto: «Io sono stanco, stanco… non ho neanche più voglia di vivere… E ho paura di dire cose sbagliate, di non sapermi difendere perché sono sotto pressione.

Qui va a $nire che io andrò in galera e qualcun altro si divertirà». E qualcosa di ambiguo, per la verità, ha già detto, nelle molte interviste rilasciate, dando versioni contraddittorie. Ma chi è questo amico di vecchia data? Liliana nel 2020 aveva incontrato, vicino alla tomba della madre, una $amma di gioventù, Claudio Sterpin, 82 anni. Era andato al cimitero a portare un $ore sulla lapide della moglie. Ha raccontato l”anziano: «Io e Lilly eravamo legati da un rapporto di profonda amicizia che negli ultimi tempi ha assunto i colori dell’amore.

Io non sono un amante, $guriamoci… Alla mia età, con tre interventi alla prostata, che amante sarei?». Ma, dopo la scoperta del corpo nel bosco, prima ancora dell”autopsia e in attesa del riconoscimento ufficiale della salma, Sterpin ha aggiunto: «Liliana in quel sacco non ci è entrata da sola. Ora bisogna incastrare chi l’ha uccisa, abbandonandola poi come se fosse immondizia ». Negli ultimi mesi Lilly andava ogni due martedì da Claudio a stirargli le camicie. Avrebbe dovuto farlo anche il 14 dicembre, ma quel giorno a casa dell’amico non è mai arrivata.

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Dopo un mese di ricerche, Lilliana è stata ritrovata tra i cespugli, a qualche decina di metri dalla strada. Probabile morte da soffocamento, non un suicidio. Altrimenti non si spiegherebbe un corpo rannicchiato in posizione fetale avvolto in quel modo nella plastica. Pensionata della Regione Friuli, da più di trent’anni Lilliana condivideva la sua vita con Sebastiano. Ogni mese riceveva 1.450 euro di pensione, il triplo della misera indennità del marito. In banca aveva un gruzzoletto di 50mila euro. Attoo e utenze di casa erano intestati a lei, l’auto era di sua proprietà. Il marito, invece, non ha nulla.

Chi l’ha uccisa? Quando? Qual è il movente? Per cercare delle risposte bisogna partire dai fatti e incrociarli con le dichiarazioni del marito. Visintin sostiene che la mattina del 14 dicembre la moglie si è svegliata alle 6. Hanno fatto colazione assieme nell”appartamento di via Verrocchio 2, quartiere di San Giovanni. Dice l”uomo: «Era normale. Quando sono uscito alle 7.45 come sempre, mi ha mandato un bacio dalla #nestra». E qui le prime ombre. Il marito ai giornali ha dato due versioni diverse di quella mattina. Prima ha detto che doveva provare una nuova telecamera Go-Pro sulla bicicletta.

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Poi ha cambiato versione dicendo di essere andato a consegnare dei coltelli, che aveva affilato, ad alcuni clienti di supermercati e pescheria. Qual è la verità? Lui, in un secondo momento, ha corretto il tiro: «Ho fatto entrambe le cose. Dopo aver portato i coltelli sono andato a fare un giro in bicicletta. Al ritorno a casa, Lilly non c”era». La squadra mobile ha avuto tutto il tempo di verificare se ha detto la verità.

Ma c”è comunque un buco di due ore, in cui Visintin potrebbe aver fatto di tutto. L’uomo ha detto di aver ritirato i coltelli tra le 8 e le 9.15 da tre pescivendoli e due supermercati, muovendosi con la Fiat Alpina della moglie. Poi ha detto di essere rimasto per due ore in un magazzino in via delle Sette fontane, dove affila i coltelli. È vero? Cos’ha fatto in quelle due ore? Solo a mezzogiorno è uscito in bicicletta, registrando dalle 12.16 alle 13.30 alcuni video mentre pedalava sull’Altopiano sopra Trieste. I #lmati sembrano fatti apposta per creare una parvenza di alibi…

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