Maria De Filippi bacchetta Alessandra Celentano: ”Ad Amici troppo severa”

A poca distanza dal serale le tensioni aumentano ad Amici, soprattutto nel settore Danza in cui gli scontri non mancano e coinvolgono spesso più i maestri che gli allievi. È il caso della maestra Alessandra Celentano, al centro di diverse controversie, ma da sempre sale della trasmissione, capace di tracciare quella differenza tra i vari aspetti e il modo in cui si intende la danza. Quest’ultimo punto è ben chiaro a chi segue il talent guidato da Maria De Filippi con gran successo da ben 21 stagioni e soprattutto è chiaro il punto di vista della maestra Celentano distintasi in ogni edizione per i giudizi severi che sfiorano spesso la polemica.

Troppo rigida, al limite della cattiveria per qualcuno, la maestra Celentano ha dalla sua parte il merito di avere avuto sempre un pensiero coerente: mai allontanarsi dalla sua idea di perfezione, armonia, dalla ricerca di caratteristiche che non tutti posseggono.

Ultima tra le polemiche quella scatenata da un pezzo di modern eseguito dalla ballerina Serena, allieva di Raimondo Todaro, new entry come docente. Al termine della faticosa esibizione le parole della Celentano hanno scavato nella parte fragile della giovane danzatrice convinta di aver dato il meglio e sentitasi demolita da parole che sottolineavano quanto fosse mancante sotto l’aspetto tecnico. La discussione le ha provocato un attacco di ansia che ha costretto la De Filippi a intervenire smontando le polemiche e ricordando a Serena che oltre le critiche c’erano gli elogi degli altri, evidentemente non bastati a rasserenarla.

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Alle parole della Celentano, Maria poneva un freno con un “Basta” forse più nervoso del solito. Ma quanto e perché la maestra Celentano appare così severa nei confronti degli allievi? Alessandra nipote del grande Adriano Celentano, insegna nella scuola di Amici dal 2003 e sin dagli esordi è parsa chiaramente come la più severa della squadra. Più volte ha spiegato il suo punto di vista legato indissolubilmente a sacrificio e duro lavoro, basi necessarie per raggiungere i livelli più alti nel mondo della danza. «Nel lavoro sono molto dura ed esigente e ne sono orgogliosa. Sono stata educata con la logica che nessuno regala niente e che tutto quello che si ottiene è frutto di sacrifici» ha spiegato in una recente intervista.

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Non si può del resto dimenticare i trascorsi di una professionista che ha dedicato la vita alla danza classica contando su doti naturali cui ha aggiunto anni di preparazione per perfezionare la tecnica e diventare uno dei punti di riferimento della danza italiana. Dagli anni ‘80 nel corpo di ballo dell’Ater balletto diretto da Amedeo Amodio, la Celentano è diventata prima ballerina e danzato al fianco di artisti internazionali come Elisabetta Terabust e Gheorghe Iancu, raggiungendo il successo anche all’estero e poi ancora in Italia come insegnante per le scuole di balletto più importanti – la Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli – ma anche virtuosa accanto a grandi nomi come Carla Fracci, Roberto Bolle, Massimo Murru, Isabelle Guérin,Manuel Legris.

Anni di sacrifici richiesti prima che agli allievi a sé ed è forse questa la chiave per interpretare le sue parole spesso dure di maestra che ha smesso di danzare a causa della sindrome dell’alluce rigido, patologia diffusa tra i danzatori, invalidante e fonte di un dolore soprattutto psicologico: «Non faccio più la ballerina, ma ragiono ancora come se lo fossi» dice ed è con questa lente che osserva i suoi allievi, un occhio accorto che pretende quella perfezione che la portava a controllare in modo ossessivo che le scarpette fossero allacciate perfettamente, che nessun capello fosse mai fuori posto, a imporsi rinunce e sacrifici. Non si è mai accontentata: «Volevo essere sempre più magra, sempre più bella, avere linee perfette». Duri allenamenti per mettere in pratica quella disciplina che ammette di usare per dare quella che oggi a tanti giovanissimi manca: una guida che permetta loro di affinare le capacità. Più che la cattiveria ciò che la contraddistingue è l’onestà verso ragazzi che per crescere consapevoli devono essere messi alla prova, non temere il giudizio, sapere di dover essere sempre disposti a mettersi in gioco.

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