Mara Venier adora la sua Venezia, ecco perchè

Mara Venier ha lo sguardo verdeblu che si specchia nel Canal grande e che dalla terrazza del St. Regis Venice si slancia fino alla basilica di Santa Maria della salute. Lo stylist vuole aspettare prima di ordinare da mangiare: «Appena mi arriva il piatto caldo, le viene in mente qualcosa», dice ridendo. Il cameriere le porge un drink e lei: «Non sa di niente, ma che, lei lo fa quello... Come si chiama? Il “Mascule”? Ma è forte?».

Quello si chiama Moscow Mule e sì, Mara, è parecchio forte. Ma anche la storia è forte. Parliamo della Venier, suvvia, che tornaa a Venezia dopo sette anni. Per “aprire le danze” del carnevale più bello del mondo (e non ce ne vogliano a Rio).

Domanda. Venier, il suo cognome parla chiarissimo, c’è una piccola calle che si chiama come lei, dunque perché ha atteso e si è fatta attendere così a lungo? Risposta. «Non riuscivo. Semplicemente non ce la facevo. Troppo, troppo dolore. Ieri, però, sono tornata a Venezia e, prima di venire qui, mi sono fermata al cimitero per la prima volta da quando lei se n’è andata. E lì le ho parlato, ho parlato con la mia mamma (“Ascolta come mi batte forte il tuo cuore”, ndr). E le ho dato un sacco di baci, l’ho carezzata sul viso perché quella foto che c’è lì è meravigliosa. È stato molto commovente, è stato anche un momento per me, come dire, controverso».

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D. Perché controverso? R. «Da una parte è ancora molto doloroso. Però, dall’altra, arrivare in piazzale Roma, rivedere i luoghi della mia infanzia, quelli dove sono stata con mamma e con papà... Sentivo persino i profumi di quella Venezia lì e tutto risvegliava la mia memoria. E stato struggente, ho pianto tutta la sera perché quella di ieri è stata una visita terribilmente mia. Stanotte ho dormito quattro ore perché ero talmente... Andavo in terrazza, volevo vedere Venezia di sera, di notte, all’alba, riempirmi gli occhi e il cuore».

D. Prima di parlare d’altro, di gioia e di follia, di carnevale, restiamo ancora un minuto su quella sua mamma che era andata via prima di volare via. R. «Mamma... Mamma non c’è più, ma io l’ho ritrovata qui e l’ho ritrovata come volevo io, senza dolore. Questa mattina mi sono sentita febee, per la prima volta davvero felice. Ho chiuso quel cerchio, ci ho messo sette anni, ma oggi sono serena, sono felice, sì, oso dirlo, stamattina mi sono svegliata e la mia Venezia era bellissima per me, non sento più quella disperazione, quella pietra sopra al petto.

Ho ritrovato tutto di mamma, ma tutto il bello che c’è stato, non il dolore, non la malattia, non quel “Buongiorno signora” che mi riservava negli ultimi tempi dell’Alzheimer. Ho dimenticato tutto, vedo la mamma com’era: bella. E oggi, dopo tanto tempo, non sono triste».

D. E dunque indosserà l’abito più brillante, sarà la regina questa sera Venier? R. «Regina? (Le scappa una sonora risata, ndr). Io c’ho pure provato, ho provato persino la corona. Ho indossato il vestito da regina e poi ho detto alla costumista: “Fammi un po’ più selvaggia, che io sono zingara”. Allora abbiamo trovato un vestito nero e fucsia bellissimo.

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E sarò la zingara». D. Vabbè, sarà la regina zingara al braccio del sindaco Luigi Brugnaro. R. «Devo dirgli davvero grazie, è stato una parte importante di questo mio ritorno».
D. Beh, l’avevano proposto a lei di fare il sindaco qualche anno fa, giusto? R. «Sì. Mi è stato offerto da Berlusconi. E non ho accettato, ognuno deve fare il suo, io faccio bene Domenica in, Brugnaro fa bene il sindaco».

D. A proposito di Domenica in, siamo al 13° anno. Pippo, record finora imbattuto, condusse, appunto, 13 edizioni. Venier, lei che fa, molla al pareggio?
R. «Ho detto che quest’ anno è l’ultimo, la verità è che poi...».
D. La verità è che poi?
R. «La verità è che il mio punto debole è sempre Domenica in, poi è andata bene pure questa volta con un palinsesto non proprio facile, per cui forse il tutto merita una riflessione».
D. A proposito di palinsesto difficile...

R. «Maria? Ecco, sì, me la sono ritrovata quest’ anno, non dico avversaria, dico dirimpettaia. Lo sa? Mi chiamava così, “dirimpettaia”, Maurizio Costanzo quando io conducevo Domenica in - erano i miei primi anni - e lui faceva Buona domenica. Vede il karma? Pensi
Sogno un programma con Maria De Filippi e Sabrina Fenili che lui mi chiamava al telefono, oppure ero io che lo chiamavo qualche volta e ci dicevano: “In bocca al lupo e buon lavoro”. Forse non ci siamo sbagliati visto che siamo tutti qua. Eh, già noi siamo ancora qua (canticchia, ndr)».

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D. Siete state ospiti l’una dell’altra lei e Maria; ritornerete, lei a C’è posta per te e la De Filippi a Domenica ini
R. «Ne stiamo parlando, sì. Ma Maria, ecco già la sento che dice: “Basta, dai, falla finita”, lei fa così ogni volta che parlo di gratitudine».

D. È cosa assai rara, sa? R. «E io, appunto, non posso non ringraziarla anche ora e qui, perché mi ha teso la mano in un momento terribile della mia vita sia sul piano personale sia professionale. Lei, quando la Rai mi aveva licenziata, quando Leone mi aveva detto che ero vecchia - voglio ricordare quei momenti quando era tutto difficile - Maria mi ha dato un lavoro. E il lavoro è molto importante, avere un appuntamento con il pubblico, avere un dovere nei confronti di chi ti offre un lavoro, è fondamentale, è chiaro che poi io ho dato a Maria: non avevo filtri, non avevo responsabilità e mi sono divertita come una matta. Ho nostalgia di quel periodo, mi sono divertita anche con Alfonso (Signorini, ndr), quando eravamo insieme all’isola dei famosi, dai, eravamo una coppia formidabile. E senza pensieri.

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