Lino Guanciale vuole costruire una famiglia

L’attore è protagonista di “Noi” su Rai Uno, adattamento della serie americana “This Is Us”: «Sono un padre apparentemente perfetto, ma fragile». «Del mio personaggio mi ha conquistato la capacità di essere pronto a tutto per un progetto che gli cambi la vita, costruire una famiglia con la persona che ama. lo sono così». E questo obiettivo Guanciale ha già iniziato a realizzarlo: a novembre è nato il suo primogenito, Pietro.

Lino Guanciale è protagonista in tv di Noi, la nuova fiction di Rai Uno, adattamento italiano della serie statunitense This Is Us. È un family drama, la storia della famiglia Peirò attraverso i decenni, di Pietro (Guanciale) e Rebecca (Aurora Ruffino), coppia che dagli anni ’80 fino ai nostri giorni affronta la sfida di crescere tre figli in cerca della propria strada verso la felicità.

«La famiglia è qualcosa di cui, nel bene o nel male, non ci si libera mai. Mio padre è molto vicino a Pietro, mi ha messo in condizione di seguire sempre i miei sogni», afferma Guanciale. «Pietro è un padre apparentemente perfetto, eppure estremamente fragile, che cerca di portare avanti i valori dell’ascolto, del rispetto e dell’inclusione. Il padre che tutti vorrebbero avere e che tutti vorrebbero essere».

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Anche Lino è diventato papà di un bimbo che si chiama proprio Pietro e che è nato a novembre scorso. Cosa l’ha catturata della sceneggiatura italiana di Noi rispetto a quella di This Is Us?
«This Is Us porta con sé contenuti universali. Farne una versione italiana è coraggioso e rischioso, ma anche sensato, perché questa storia ha la potenzialità per raccontare un grande affresco familiare, dipinto sullo sfondo di alcuni decenni della storia del nostro Paese.

Volevamo fare un racconto quanto più possibile inclusivo. Al centro dell’adattamento italiano della fiction è il parto di Rebecca, in attesa di tre gemelli. Ma uno di loro non ce la fa e Pietro, che ha promesso a se stesso e a sua moglie che da quell’ospedale usciranno con tre bambini, prende la decisione che cambierà il corso delle loro vite. Ovvero adottare Daniele, un neonato nero, che qualcuno ha abbandonato».

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Il suo personaggio, Pietro, cosa le ha lasciato? «Di Pietro mi ha conquistato la capacità di donarsi a un progetto che gli cambi la vita, costruire una famiglia con la persona che ama. Mi piace questa purezza di intenti in cui è bello riconoscersi e vedere che un uomo per un progetto è pronto a tutto. I miei nonni erano così, i miei genitori e lo sono anche io».

Cosa sono per lei l’amore e la famiglia? «Una cosa importante dizionale, sia se ne hai una perfettamente funzionale. Mio padre è molto simile a Pietro: è stato capace di ascoltare, mi ha messo in condizione di seguire sempre i miei sogni».

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Oltre a questa fiction dove la vedremo prossimamente tra tv e teatro? «Come attore sono fortunato, ho avuto tante gratificazioni e questi 15 anni di cinema e tv mi hanno fatto crescere anche nel mio percorso teatrale. Il teatro per me è casa, la mia strada è partita dal palcoscenico e ho sempre bisogno di tornarci. Dal 26 marzo sarò al Piccolo di Milano con lo spettacolo Zoo. In tv invece tornerò presto su Rai Uno con la serie tv Sopravvissuti, che racconta la storia di un naufragio e del ritorno di 7 persone alle loro case a un anno dalla scomparsa. È un thriller raffinato, appassionante e psicologicamente tagliente».

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