Garante Privacy, indagato il presidente Pasquale Stanzione e tutto il collegio: perquisizioni negli uffici di Roma
Le forze dell’ordine stanno eseguendo perquisizioni presso la sede del Garante della Privacy a Roma nell’ambito di un’inchiesta della Procura, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, che coinvolge accuse di peculato e corruzione. Tra gli indagati figurano il presidente dell’Autorità garante, Pasquale Stanzione, e gli altri membri del collegio: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza.
Gli inquirenti hanno avviato il sequestro di telefoni cellulari, computer e altri dispositivi che potrebbero fornire informazioni utili per le indagini. L’inchiesta è scaturita da rivelazioni emerse dal programma Report, in particolare riguardo a presunti conflitti di interesse, sanzioni poco chiare e spese effettuate dai membri dell’organo di garanzia. Un aspetto particolare che gli investigatori stanno cercando di chiarire riguarda l’accesso di alcune persone nella sede del Garante la notte tra l’1 e il 2 novembre, con l’ipotesi che potessero essere entrate per sottrarre informazioni sui dipendenti.
Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha commentato la situazione su Facebook, affermando che “al centro delle inchieste ci sarebbero le spese di rappresentanza del Collegio”. Ha citato come esempio le spese sostenute dal presidente Stanzione per l’acquisto di carne addebitate al Garante, oltre alla mancata sanzione di circa 40 milioni di euro inflitta a Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dalla società di Mark Zuckerberg, i Ray-Ban Stories.
Il Movimento 5 Stelle ha reagito con fermezza alla notizia delle perquisizioni, sottolineando che queste rappresentano “l’ennesimo colpo durissimo alla credibilità dell’istituzione”. I parlamentari pentastellati, membri della commissione di Vigilanza Rai, hanno chiesto le dimissioni immediate dei membri del Collegio. Hanno dichiarato: “Spese di rappresentanza e la mancata sanzione a Meta per i Ray-Ban Stories sono al centro di un’inchiesta che è solo uno degli elementi che da mesi mette in discussione scelte e comportamenti del Collegio. In una situazione del genere, restare aggrappati alle poltrone è un atto di grave irresponsabilità”.
I deputati e senatori del M5S hanno insistito sulla necessità di una “semplice igiene istituzionale”, esortando l’intero Collegio a dimettersi per rispetto dell’Autorità, dei cittadini e della funzione che essa dovrebbe svolgere. La richiesta di dimissioni riflette un crescente malcontento nei confronti della gestione del Garante, soprattutto in un momento in cui la fiducia del pubblico nelle istituzioni è già fragile.
La situazione attuale ha sollevato interrogativi sulla trasparenza e sull’integrità dell’Autorità garante, un ente fondamentale per la tutela della privacy dei cittadini. Le indagini in corso potrebbero avere ripercussioni significative non solo per i membri indagati, ma anche per l’intera istituzione, che si trova ora a dover affrontare una crisi di credibilità.
Il Garante della Privacy ha il compito cruciale di proteggere i dati personali e garantire che le normative sulla privacy siano rispettate. Tuttavia, le recenti rivelazioni e le indagini in corso mettono in discussione la capacità dell’ente di svolgere efficacemente il proprio mandato. La richiesta di dimissioni da parte del M5S evidenzia la necessità di un cambiamento e di una ristrutturazione all’interno del Collegio, affinché si possa ripristinare la fiducia del pubblico.
